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Banksy, l’artista ribelle e misterioso che rappresenta la società e i suoi problemi nella sua street art diventata celebre in tutto il mondo. Non poteva mancare un’opera dedicata ai sanitari ai tempi del coronavirus!

Ammettiamolo: la figura del ribelle sfrontato, intrepido e pronto a tutto pur di seguire degli ideali, attira uomini e donne di qualunque era! È nel nostro DNA: fin dalla culla ci vengono imposti film e racconti i cui eroi lottano per i propri sogni a discapito di tutto e tutti, diventando inevitabilmente canoni da perseguire.

Spesso dimentichiamo che simili personalità non sono solo frutto della fantasia, ma persone che si sono fatte in 4 pur di creare qualcosa di nuovo, anche sfidando la moralità delle rispettive epoche; potremmo quasi affermare che la storia è stata proprio scritta da questi soggetti atipici!

Nell’arte è giusto ricordare Leonardo da Vinci con il suo studio clandestino sui cadaveri, Monet e la sua sfida personale alla fotografia, Duchamp e le continue provocazioni… Nel panorama artistico attuale, chi incarna appieno questo ruolo? Personalmente, credo che lo scettro spetti a pieno titolo a Banksy, un vero enigma vivente.

Chi è Banksy?

Questa è proprio una bella domanda! Questa figura dall’identità tuttora sconosciuta, negli ultimi anni ha avuto l’ardire di raccontare di sé in modo anomalo, ovvero lasciando parlare direttamente le sue creazioni. Ora, vi chiederete cosa c’è di anomalo in questo? Purtroppo il nostro presente non dà spazio a simili ovvietà: oggi viviamo in un mondo accelerato, in cui postiamo ogni nostro passo, condividiamo ogni stato d’animo e diamo molto peso alle immagini personali, al fine di potersi “promuovere” al meglio. Questo artista ha saputo compiere un passo indietro, astraendosi: nessuna intervista, nessuna biografia, nessuna foto ricordo… solo le sue creature possono parlare di lui, dei suoi ideali e… delle sue critiche.

“Solo” Street Art

Le sue opere vengono generalmente identificate come esempi di Street Art o Post Graffity, un movimento iniziato negli anni ‘70 nelle metropoli americane. Questo genere è stato più volte oggetto di pregiudizi dati principalmente dalla sua primordiale natura trasgressiva: per la prima volta le bombolette spray diventano mezzi di comunicazione, uno sfogo per lo strato della società più vulnerabile, gli emarginati e gli indolenti. Sui muri delle città appaiono immagini sempre più potenti, dei gridi che non restano a lungo inascoltati, specie dai boss del settore, Warhol in primis, i quali colgono subito la potenzialità e il carisma di alcuni dei suoi esponenti, come Haring e Basquiat.

Come spesso accade tuttavia, quello che inizialmente viene ideato con uno scopo più alto, diventa un semplice pretesto per veri atti di vandalismo: scritte senza senso, scarabocchi e immagini oscene iniziano ad imbrattare i muri di ogni città. La poesia… si spegne!

Banksy
Photo Credit: Martina Ossato

Da Bristol con furore!

Il nostro eroe Banksy rientra appieno nella categoria della Street Art perché fin da subito dimostra di voler dire la sua, il suo pensiero… ma capisce anche che per distinguersi dalla massa deve operare in modo del tutto rivoluzionario! Dalle poche info rese pubbliche, sappiamo che inizia la sua missione nei sobborghi di Bristol, in Inghilterra, dove si lascia ispirare dai graffiti di Robert – alias 3D – il fondatore del celebre gruppo musicale dei Massive Attack.

L’obiettivo del suo operato è diffondere un messaggio, calare il velo, far aprire gli occhi dello spettatore con una delle armi più potenti: l’ironia (Pirandello ne sarebbe fiero). Un’arte comunicativa la sua dunque, dove le immagini vengono portate all’estremo. Banksy sembra capire fin da subito che se vuole emergere, far parlare di sé, deve creare un mito e … fare molto rumore (Casa di Carta docet)!

I luoghi pubblici e ben in vista diventano teatri della sua massima espressione, i suoi palcoscenici preferiti. Le sue performance sono considerate a tutti gli effetti illegali poiché prive di autorizzazioni, pertanto diventa necessario operare in clandestinità, con il favore delle tenebre e alla massima velocità. Per poter agire nel minor tempo possibile – si stimano 15 minuti circa – usa degli stencil: la vernice viene stesa su una maschera che crea immagini in positivo o su più supporti nel caso di soggetti policromi. Uno dei vantaggi di questa tecnica è sicuramente la possibilità di riprodurre all’infinito e in serie i suoi personaggi.

Spesso le sue opere iconiche vengono cancellate proprio in virtù di questa loro natura underground, ma dobbiamo ricordarci che le loro copie (perché questo sono!) cartacee e autografe oggi valgono migliaia di sterline!

Banksy_l'ultimo ribelle
Photo Credit: Martina Ossato

Un messaggio universale

Per creare qualcosa di universalmente comprensibile, Banksy sceglie di colpire dritto al cuore, servendosi dei simboli della cultura di massa e del marketing. Immagini conosciute in tutto il mondo diventano strumenti di critica nei confronti di una società spregiudicata, di una politica spesso corrotta e di uno stile di vita discutibile. I soggetti sono certamente pop, puliti ed eleganti – come nelle pubblicità – ma vengono investiti di un significato del tutto nuovo. Nulla viene lasciato al caso, neppure il luogo destinato ad accogliere questi messaggi!

Photo Credit: Martina Ossato

Emblematico è il caso del “Lanciatore di fiori” a Betlemme, un’immagine alta 5 metri, che rappresenta un giovane ragazzo che tira un mazzo di fiori al posto di una bomba molotov. L’uomo coinvolto in uno scontro si affida al potere dei fiori, l’unico elemento policromo della scena, per poter superare le avversità; ciò che è certo è che questa simbologia di speranza non avrebbe avuto la stessa rilevanza, se realizzata in un altro luogo.   

Banksy: un moderno Robin Hood

Banksy col tempo ha diffuso i suoi messaggi in tutto il mondo… anche a casa nostra, in Italia! È il caso di dirlo: “il nostro eroe ha saputo psicanalizzarci proprio bene!”. Il 2019 è stato certamente un anno ricco di spunti per lui, specie per la questione “migranti”, un tema che ha fortemente diviso l’opinione pubblica.

Una mattina di maggio, a Venezia, ecco far capolino la sua sfida: su un edificio di Campo San Pantalon appare, a pelo d’acqua, una bambina armata di giubbotto salvagente, intenta ad alzare il braccio verso il cielo mentre sventola un razzo segnaletico da cui esce fumo rosa. Molti critici hanno gridato allo scandalo, non tanto per il soggetto, ma per il supporto scelto! Tutto si è smorzato quando si è confermato che Banksy prima di operare ha fatto le dovute ricerche: il palazzo non vanta nessuna tutela storica e anzi, quel murales ha notevolmente aumentato il valore dell’immobile (i proprietari ringraziano).

Venezia
Photo Credit: Martina Ossato

Perciò eccoci qui, vi ho raccontato di quello che secondo me è il fuorilegge più attuale e più carismatico dei nostri giorni. Una leggenda? Un mito? Non lo sappiamo ancora, ma il suo merito è certamente quello di essere sempre stato controcorrente e astuto nel fare marketing di se stesso.

Banksy e il coronavirus

È di oggi 7 maggio 2020 la notizia che Banksy ha omaggiato il personale sanitario dell’ospedale di Southampton, Inghilterra meridionale, con una sua opera. È plausibile che l’omaggio sia rivolto a tutto il personale sanitario che sta lottando contro il Covid-19. L’opera rappresenta un bambino che sta giocando con le statuine dei suoi supereroi preferiti, tra queste anche la statuina di un’infermiera, con tanto di mascherina.

Per vedere l’opera, andate a visitare il profilo Instagram dell’artista.

Martina

Articolo scritto da Martina Ossato, amante dell’arte in tutte le sue sfumature, diplomata in architettura e design, laureata in Beni Culturali e infine specializzata nel 2015 in Discipline Artistiche, con una tesi in economia e commercio dell’arte, presso l’Università di Verona.