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Amore e Psiche: dalla storia all’analisi dell’opera di Antonio Canova, oltre ad una riflessione sull’amore ai tempi del Covid-19.

Martina

Articolo scritto da Martina Ossato, amante dell’arte in tutte le sue sfumature, diplomata in architettura e design, laureata in Beni Culturali e infine specializzata nel 2015 in Discipline Artistiche, con una tesi in economia e commercio dell’arte, presso l’Università di Verona.

 “Amava ad occhi chiusi, senza vedere chi fosse l’amato. Non c’è favola più bella che ‘Amore e Psiche’.” Così recita, con aria assorta, Elio Germano mentre illumina con la luce flebile di una candela una statua raffigurante una giovane donna alata. Si tratta di una delle scene che più mi è rimasta impressa del film Il giovane favoloso, in cui l’attore veste i panni dell’indimenticabile Giacomo Leopardi.

Ma… chi sono Amore e Psiche?

Amore e Psiche: la storia in pillole

I due sono i protagonisti di una favola intramontabile, L’asino d’oro di  Lucio Apuleio, risalente addirittura al II secolo d.C. Come spesso accade nei miti, anche questa storia comincia con i capricci di una divinità: Venere.  Alle sue orecchie giunge una voce apparentemente innocente: sulla terra c’è una principessa, di nome Psiche, la cui bellezza non può essere descritta con parole umane. In preda alla gelosia, la dea ordina al figlio Amore di indagare e di punire la giovane, scoccandole una freccia capace di farla innamorare di un essere immondo.  

Il piano malefico va a rotoli quando Amore, rimasto folgorato dalla bellezza della donna, si ferisce distrattamente con una delle sue armi amorose. La passione diventa subito incontrollabile e così decide di rapire la donna e di tenerla al buio in un luogo sicuro, lontano dagli occhi di sua madre. Psiche – che non è certo una monaca – si lascia sedurre, ma il fatto di non vedere il volto del suo amante la inquieta parecchio – d’altronde sappiamo che la curiosità è femmina!

Con un sotterfugio riesce ad illuminare con una candela il viso di Amore, ma quest’ultimo rimane notevolmente scocciato del suo comportamento e decide di allontanarsi. La ragazza pur di riavere il suo amato si sottopone a diverse prove ordite da Venere, rischiando addirittura di cadere in un sonno eterno. Alla fine il dio dell’Amore interviene e la salva.  

Amore e Psiche_scultura al Louvre
Source: Pixabay

Dalla carta al marmo, la fortuna del mito

La fortuna della storia di Amore e Psiche è data da ingredienti molto semplici: una love story ostacolata, l’abbandono e l’immancabile lieto fine (Shakespeare si è dimenticato di leggere questo ultimo passaggio, evidentemente!).  L’arte figurativa e scultorea è costellata di opere che traggono ispirazione dai due amanti apuleiani, ma tra tutti gli artisti colui che più ha beneficiato del tema è senza dubbio Antonio Canova.

Lo scultore di Possagno (Treviso), vissuto fino alla prima metà dell’Ottocento, è noto per essere un personaggio davvero speciale, in quanto seppe distinguersi non solo per le sue innate capacità artistiche, ma anche per quelle diplomatiche, nel ruolo di Ispettore delle Belli Arti dello Stato Pontificio (piccola digressione d’orgoglio regionale: è merito suo se abbiamo riottenuto i cavalli di San Marco da Napoleone).

La versione canoviana universalmente più famosa è Amore e Psiche giacenti, dal 1824 custodita al museo del Louvre, a Parigi. Qui, lo scultore mira a rappresentare un istante preciso del mito, ovvero quando la giovane sta per cadere in un sonno eterno, ma fortunatamente viene salvata dal bacio di Amore.

Canova decide di non rappresentare il lieto fine – una scelta fin troppo scontata – bensì di soffermarsi proprio sull’attimo che precede la salvezza, un istante in cui la speranza e la disperazione sono in perfetto equilibrio. Psiche è quasi totalmente accasciata al suolo eppure, con le ultime forze rimastele, tenta di alzare le braccia verso Amore, che ha da poco posato i piedi a terra. All’osservatore pare quasi di sentirlo quel battito d’ali! I due amanti si sfiorano con estrema delicatezza e lo sguardo dei loro volti riesce a creare un senso d’attesa interminabile.

Dettaglio di Amore e Psiche
Source: Pixabay

È vivido il ricordo dell’arte classica, in cui viene elogiata la bellezza ideale: i ricci sono perfettamente lavorati a trapano, il marmo è lavorato alla perfezione, mentre le proporzione delle parti del corpo sono rispettate secondi i canoni. L’artista affronta la problematica della dinamica di due figure in movimento in modo egregio, favorendo la visione a 360 gradi. Il risultato è un capolavoro neoclassico, di forte impatto sensuale, capace di sprigionare una grazia impareggiabile. Dobbiamo tener conto che tutte le sculture di Canova originariamente erano ricoperte di una cera rosata, che aveva il compito di ricreare il colore dell’incarnato… sfortunatamente nel Novecento i restauratori tolgono lo strato convinti si trattasse di sporco accumulato… un bel pasticcio!

L’amore al tempo del “distanziamento sociale”

Molti critici vedono la favola di Amore e Psiche, come un mezzo per comunicare dei messaggi importanti, come l’eterna lotta tra passione e cervello, tra razionalità e istinto… o addirittura come un avvertimento alla curiosità femminile! Oggi io credo che possa rappresentare il bisogno di contatto e di affetto che ognuno di noi ha dentro di sé, specie negli ultimi mesi passati all’insegna del distanziamento sociale.

Il Covid-19 ha difatti imposto dei paletti molto duri a tutti, soprattutto ai molti innamorati costretti al distacco forzato – un allontanamento per motivi di sicurezza, certo, ma pur sempre una separazione! Fortunatamente internet e la tecnologia aiutano… ma non potranno mai colmare la vicinanza fisica. Da questa situazione possiamo ricavarne un insegnamento: spendiamo il nostro tempo con chi davvero ci sta a cuore perché nulla è più importante degli affetti! Non dobbiamo mai dare per scontato ciò che abbiamo, perché a volte basta una scintilla per scombussolare tutto quanto!

Ritornando alla scena del film sopra citato, personalmente ho trovato la scelta della battuta pronunciata nella quasi totale oscurità, un vero e proprio omaggio al mito. A tal proposito vi consiglio – a fine quarantena – una splendida iniziativa della Fondazione Canova, proposta già da qualche anno: una visita notturna all’interno della Gypsotheca di Possagno, ammirando le opere esposte solo con l’aiuto di lanterne. Questa esperienza permette al visitatore di immergersi nelle atmosfere vissute dallo stesso sculture, costretto a fine giornata a visionare il suo operato con la luce tremula di una candela, ma è anche un pretesto per vestire i panni di novelle Psiche.