Sara è una ragazza giovanissima che l’anno scorso, a soli 22 anni, ha deciso di vivere il suo sogno americano: un anno come au pair a New York grazie a Cultural Care Au Pair. Fare l’au pair sembra semplice ma non lo è, è un lavoro di grande responsabilità perché comporta la fiducia incondizionata di due genitori che ti affidano la ‘cosa’ a loro più preziosa, i loro bambini. Ma si tratta anche di acquisire una famiglia adottiva in cui ti sentirai come a casa e dei fratellini o delle sorelline con cui giocare.

Essere un au pair significa anche poter vivere like a local, come uno del posto, ma anche viaggiare e scoprire posti nuovi. È un’esperienza che seppur difficile fa crescere moltissimo, e ce lo racconta Sara che in America ha passato ben 13 mesi…

Cosa ti ha spinto a partecipare al programma?

Terminati gli studi alle superiori la mia idea era quella di iscrivermi ad un’Accademia di belle Arti per seguire il corso di Graphic Design. Ho dato l’esame di ingresso per due anni consecutivi mentre nel frattempo lavoravo come babysitter e animatrice in albergo. Dopo il secondo tentativo non riuscito ho quindi deciso di informarmi su questo programma di scambio culturale “Cutural Care Au Pair”. Ne avevo sentito parlare davvero bene e quindi mi sono iscritta; ho compilato l’Application richiesta e creato il video di presentazione. Ad ottobre ero online, a gennaio ho trovato la mia famiglia ospitante e il 22 maggio 2017 sono partita per New York.

Ciò che mi ha spinto è stata la voglia di mettermi in gioco, di fare qualcosa di diverso e che mi avrebbe aiutato a maturare e diventare più indipendente, ma anche la grand delusione presa dopo l’esito negativo dei due esami per entrare all’Accademia. Da li sentivo di non essere abbastanza soddisfatta di ciò che facevo e ho deciso quindi di cambiare completamente rotta. Ciò che mi ha fatto partire è stato anche il forte appoggio e sostegno da parte della mia famiglia e dei miei amici.

Qual è stato l’aspetto che ti è piaciuto di più di questa esperienza?

Ciò che più mi è piaciuto è stato il legame che si è creato con la famiglia ospitante che mi ha accolto in casa loro come fossi una figlia. I bambini si sono affezionati a me fin da subito come io a loro e il legame che si è creato è qualcosa di unico.

Ero partita con l’idea che sarebbe stato difficile trovare altre ragazze italiane e che volevo sforzarmi di fare amicizia con ragazze straniere per poter parlare il più possibile inglese, ma poi ho incontrato Giada e Giulia, due ragazze italiane, anche loro con Cultural Care. E dal giorno in cui ci siamo conosciute abbiamo passato ogni momento insieme, tra viaggi indimenticabili e weekend in città. Siamo diventate inseparabili, ci siamo sempre state l’una per l’altra nei momenti belli, ma soprattutto in quelli difficili perchè daltronde chi meglio di noi poteva capirci in certe situazioni. Le amicizie li diventano davvero la tua famiglia.

Che difficoltà hai incontrato?

Una delle difficoltà più grandi, soprattutto durante i primi mesi è stata la difficoltà nell’imparare e capire una lingua che non era la mia: ha richesto molti sforzi per il primo periodo, ma già dal quinto mese le mie competenze linguistiche erano migliorate molto.

Ho avuto anche diversi momenti di tristezza e nostalgia di casa, ma fa tutto parte dell’esperienza che si va a fare e sarebbe strano non ci fossero. Per fortuna ho sempre avuto un grande appoggio sia dalla mia famiglia in Italia che da quella ospitante.

Quali competenze hai acquisito a livello personale e/o professionale?

Sicuramente ho acquisito un ottimo livello di inglese sia parlato che scritto, oltre che a maturità ed indipendenza personale dovuti al fatto che mi occupavo di due bambini di 4 anni, tra scuola, sport, attività varie, nutrizione e cura.

Ora sento di essere cambiata rispetto a come ero partita, sono molto più sicura di me e vedo le cose in maniera diversa. Lì le opportunità di fare ed imparare cose nuove sono tante e ci sono persone di ogni colore, razza e genere. Il gudizio delle persone non esiste; non importa chi sei, come sei vestito, che lavoro fai, non mi sono mai sentita giudicata o fuori posto. Le persone vivono molto più serenamente su questo aspetto.

Quali raccomandazioni daresti a un/a ragazzo/a che vorrebbe fare quest’esperienza?

Raccomanderei di non pensarci troppo, di prendere questa esperienza come un’avventura ed un modo di crescere e maturare. Io l’ho fatto, non ci ho pensato troppo, e senza accorgermene mi sono ritrovata dentro un sogno che poi è diventata la mia vita. Non nego che i momenti tristi non ci siano stati, ma con le giuste persone accanto e la voglia di non mollare sono arrivata al mio traguardo e non potrei essere più felice e soddisfatta.

Alla fine è solo un anno, e dico solo perchè il tempo vola davvero in fretta e vale la pena godersi ogni momento e fare un esperienza del genere finchè si è giovani.

C’è qualcos’altro che vorresti raccontare di questa esperienza?

Ero partita con un’idea di come poteva essere questa esperienza, ma mai mi sarei aspettata di viaggiare così tanto, visitare città da sogno, vedere posti meravigliosi e fare cose che mai avrei pensato di fare.

Ho visitato città come: Boston, Toronto, Philadelphia, Chicago, Las Vegas, Miami, Washington, ho fatto un road trip partendo da San Francisco, passando per Santa Monica, Los Angeles, San Diego.

Ho visitato alcuni dei più famosi parchi nazionali quali Zion National Park, Bryce Canyon, Grand Canyon, Antelope Canyon, Monument Valley e Yosemite National Park.

Ho visto le cascate del Niagara, le Thousand Islands, sono stata a cavallo e ho guidato lungo la Route 66.

Ma la cosa più bella è stato poter realizzare il mio più grande sogno: VIVERE NELLA CITTA’ PIU’ BELLA DEL MONDO…NEW YORK!

Vi piacerebbe fare un’esperienza simile? L’avete già fatta e volete raccontarmela? Lasciate un commento…

Se volete vedere qualche altra foto di questo viaggio meraviglioso, trovate Sara su Instagram. Andate a salutarla…