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Anna ci racconta la sua decisione di trasferirsi in Francia, le difficoltà iniziali ma anche le opportunità e i lati positivi della sua esperienza da expat.

Oggi vi racconto un’altra esperienza di vita all’estero. Ho intervistato per voi Anna, expat in Francia dal 2015, partita inizialmente per motivi di studio anche se come dice lei era più un pretesto per iniziare la sua avventura all’estero. La vera ragione era esplorare il mondo e sentirsi libera. Trasferirsi in Francia, o all’estero in generale, cambia profondamente chi eravamo prima di partire.

Anna sognava fin da piccola di viaggiare e vedere il mondo e trasferirsi all’estero le sembrava la scelta più ovvia per inseguire il suo sogno. E ce l’ha fatta! Anna oggi si sente libera e si sente rafforzata da questa sua esperienza a cavallo tra due culture, tra due Paesi, tra due mentalità. Siete curiosi di capire perché? Leggete la sua intervista!

Trasferirsi in Francia_Anna gigamondo

Cosa ti ha spinto a trasferirti all’estero?

Mi sono trasferita all’estero principalmente per un desiderio personale di viaggiare, conoscere altre culture e fare esperienze diverse. Fin da quando ero piccola, ho sempre immaginato la mia vita in giro per il mondo. Trasferirmi all’estero era qualcosa di ovvio, lo vedevo come una parte integrante del mio percorso. 

Inizialmente scelsi di partire con un progetto Erasmus Mundus, perché volevo, sì, viaggiare, ma volevo anche terminare il mio ciclo di studi universitari. Trovai un progetto con l’università di Bologna che si svolgeva tra Italia, Francia e Senegal. Così partii per la Francia, precisamente per la piccola città di Mulhouse, in Alsazia. In Senegal, purtroppo, non ci arrivai mai perché lasciai il master dopo qualche mese (non mi piaceva molto e mi sarebbe costato troppo) e mi trasferii a Lione, dove cominciai veramente la mia nuova vita all’estero.

A Lione feci vari lavori per qualche anno e poi tornai a studiare. Oggi, nonostante io viva un po’ da nomade, con un paio di mesi passati anche in Italia, considero la Francia come casa mia. Sono ufficialmente una residente all’estero e tutto l’aspetto amministrativo e legale della mia vita si svolge in Francia.

Qual è l’aspetto che ti piace di più del vivere all’estero?

Come ho già accennato nella prima risposta, mi sono traferita all’estero per un’urgenza personale, quella curiosità di conoscere un’altra cultura, un altro stile di vita, mettersi in gioco, ma soprattutto cambiare. Cambiare è un po’ il mio verbo. Anche quando frequentavo l’università a Padova, pur di avere una parvenza di novità, cambiavo casa ogni anno, in modo da conoscere un posto nuovo, un quartiere diverso, e avere l’impressione di modificare la mia vita.

Questo entusiasmo verso la scoperta è ovviamente qualcosa che si ritrova nell’atto del viaggiare in generale, ma agisce in modo diverso quando ci si trasferisce in un altro stato.  Vivere in un altro paese significa assimilare un altro sistema, con tutti i suoi aspetti strutturali e pubblici, come la burocrazia, la politica, le leggi, le abitudini sociali ecc.; è un cambiamento molto più profondo.

trasferirsi in Francia

Senza voler esagerare, si può parlare di una mutazione identitaria. In un certo senso, si acquisisce un’altra personalità e il paese d’adozione diventa un secondo paese di provenienza. Se oggi mi chiedono da dove vengo, sono obbligata a rispondere: sono italiana ma vivo in Francia. Questo non fa di me una francese, questo non mi rende meno italiana, ma è qualcosa di nuovo: un ibrido, una personalità fatta da entrambe le culture, che in un primo momento disorienta ma, allo stesso tempo, arricchisce moltissimo. Ognuno poi la gestisce in modo personale, ma per me è stato un cambiamento significativo e, posso dirlo, totalmente positivo.

Credo sia questo l’aspetto più interessante del vivere per un periodo all’estero. Espatriare, e nessuno se ne rende veramente conto prima di partire, significa dimenticarsi. Sembra brutto a dirla così, invece è un processo bellissimo ed emozionante. Avviene a poco a poco, si sostituiscono delle espressioni linguistiche con delle altre, si acquisiscono espressioni che non esistono nella propria lingua madre, si muta anche un po’ la mimica del viso, si cambia stile, si mangiano altre pietanze, si annusano altri odori, l’inverno non è uguale, né l’estate, né il cadere delle foglie d’autunno.

Si assimilano altre idee, altri modi di pensare, di comunicare, di porsi, e poi quando si torna in Italia, non ci siamo più.  Sono emozioni molto intense. È un cambiamento prezioso, è un altro modo per avvicinarsi all’idea di libertà, per essere liberi ed essere altro da quello che c’eravamo abituati a essere.

Trasferirti in Francia ti ha anche permesso di viaggiare?

Certo, ovviamente viaggiare è la motivazione basilare, perché viaggiare è proprio questa esigenza qui, di essere liberi, di voler allontanarsi da sé stessi per far sorgere altri lati di ciò che siamo.

Per quanto riguarda la Francia ho scoperto un territorio meraviglioso. Sai, di solito l’occhio del turista si concentra quasi esclusivamente su Parigi, quando invece vi sono moltissimi altri luoghi interessanti da visitare. Per esempio, proprio vicino a Lione, vi è una catena vulcanica di circa ottanta vulcani spenti, la Chaȋne de Puys, l’avresti mai detto? Un sito veramente magnifico, con uno splendido panorama.

Oppure, vabbè, la Provenza, ma quella ha già la sua bella reputazione. Ma vi è anche l’Ardèche, con le sue gole e le sue grotte; lo splendido Parco Nazionale della Vanoise; l’affascinante regione della Bretagna; la Dune du Pilat, un’enorme duna di sabbia nei pressi di Bordeaux; e altre città o piccoli villaggi sorprendenti da visitare nel sud della Francia, e tanto altro ancora. Il territorio francese è un vasto mondo regionale, ricco di tradizioni e proposte culturali differenti.

Hai incontrato delle difficoltà? Se sì, quali?

Le difficoltà ci sono, come è ovvio che sia, ed è anche per questo che ho aperto il mio blog, per dare più informazioni possibili agli italiani in procinto di trasferirsi in Francia.

In primis: la lingua. Specialmente se si ha una comunicazione ironica, all’inizio può essere difficile trovare i canali giusti per esprimersi e quindi stringere amicizia. Secondo ostacolo: la burocrazia! Nonostante si parli male di quella italiana, la burocrazia francese è terribile. Diciamo che tutta la prima fase d’integrazione, la quale prevede una lunga serie di compiti amministrativi: contratto d’affitto, telefono, conto in banca… può essere abbastanza stressante. Superato questo momento e se si ha voglia di aprirsi alla nuova cultura, le ricompense sono enormi.

Quali competenze hai acquisito a livello personale e/o professionale?

Sono davvero molte. Ti faccio un breve elenco delle principali: apprendimento approfondito di una seconda lingua, con conseguente possibilità di allargare il campo culturale e poter accedere a tutta una serie di pubblicazioni di libri e film (soprattutto di autori arabi e africani, nel contesto francese), che non sono tradotti in italiano. Conoscere le politiche, il sistema sociale, lavorativo e amministrativo di un altro paese, espande la propria concezione dello stato e permette una maggiore comprensione del funzionamento di un sistema nazionale in generale.

Nel mio caso, avendo frequentato l’università francese, posso anche dire di aver imparato un’altra metodologia di studio e di analisi teorica che, se associata alla nostra, crea un combo infallibile. In ultimo, e non meno importanti, si affinano le capacità di adattamento, si acuiscono l’istinto, la pazienza, la capacità di mettersi in gioco e imparare continuamente qualcosa di nuovo. In più, s’impara a essere molto più flessibili e onesti con sé stessi, sia perché vivendo in un nuovo paese, dove nessuno ci conosce, ci si sente più leggeri, sia perché, come dicevo, si diventa una persona nuova.

Quali raccomandazioni daresti a chi volesse trasferirsi in Francia, o all’estero in generale?

A chi vuole trasferirsi in Francia, o più in generale all’estero direi di tenere duro. Sono molti i momenti di sconforto. Sai, si parte pieni di energia e speranza, con l’idea di rivoluzionare la propria vita e poi ci si accorge che la propria vita esiste anche in un altro paese. Noi italiani abbiamo un po’ il mito dell’estero, pensiamo che all’estero – indifferentemente dal paese in cui andiamo – sia tutto una figata, invece all’estero si dovranno fare le stesse identiche cose che si fanno a casa propria: lavorare, pagare l’affitto, le bollette ecc.

In questo senso, dovendo ricominciare tutto da zero (dall’imparare le leggi al fare la spesa), possono esserci dei momenti di scoraggiamento, ma non bisogna demordere perché sono esperienze che nutrono profondamente e fanno maturare in noi forze sconosciute.  

C’è qualcos’altro che vorresti raccontare di questa esperienza?

Mi lego alla risposta di prima, certo l’estero non è il paradiso, ma sicuramente alcuni paesi offrono delle possibilità di vita che in Italia sono impensabili. In questi pochi anni in Francia, grazie agli aiuti statali, ho potuto fare delle cose che in Italia mi sarei sognata. Bisogna comprendere che questo tipo di aiuti non sostengono solo finanziariamente ma anche psicologicamente: ci si sente protetti, più stimolati a impegnarsi, a lanciarsi in nuovi progetti e anche a rischiare, perché grazie al sostegno dello stato si ha la certezza di cavarsela in qualche modo. Per farti un esempio, qui ogni studente universitario o ogni persona con un reddito basso riceve un aiuto economico per pagare l’affitto, spesso si tratta quasi della metà della somma totale, si può arrivare a pagare 200 euro per una camera da 400 euro (meno dell’affitto di quando vivevo Padova). Questo ti permette di vivere dignitosamente e di poterti concedere alcuni piaceri.

Per concludere, a coloro che stanno per partire o che stanno pensando di trasferirsi in Francia o in un altro Paese, direi: sappiate che vivere all’estero, anche solo per un breve periodo, vi cambierà la vita e lo farà nel migliore dei modi.

Se cercate maggiori informazioni sul trasferirsi in Francia o sulla vita da expat andate a salutare Anna sul suo blog Anna Gigamondo.