Trasferirsi in America: intervista a Silvia, i pro e i contro di una scelta

Oggi conosciamo Silvia che ha deciso di trasferirsi in America dopo essersi innamorata e sposata un americano. Silvia ci racconta i pro e i contro del vivere in America, le differenze culturali, le difficoltà nel creare legami profondi ma anche la positività e l’aprirsi a nuovi usi e costumi.

Ritorna la rubrica Vivere all’estero dove ospito blogger, ma non solo, che hanno deciso di trasferirsi all’estero per un po’ di tempo o anche di stabilirvisi. Trovate le altre interviste qui.

Di Silvia ho apprezzato soprattutto la franchezza, oltre che stimarla come blogger – è autrice del blog Mamma Superhero, e podcaster. Silvia, infatti, non ci racconta che trasferirsi in America è una passeggiata, ma il messaggio che fa trasparire è che se i motivi per trasferirsi rimangono validi nel tempo, allora ne vale la pena e vale la pena affrontare le difficoltà iniziali.

Dal canto mio non posso che ringraziare Silvia per averci raccontato uno spaccato della sua vita in questa bellissima intervista che vi invito a leggere.

Trasferirsi in America_famiglia di Silvia
Photo Credit: Silvia D’Amico

Trasferirsi negli USA: intervista a Silvia

Trasferirsi in America, cosa ti ha spinto a fare questa scelta di vita e perché hai scelto proprio Cleveland?

Mi sono trasferita a Cleveland dopo essermi sposata. Mio marito è americano, nato in Arkansaas, ma cresciuto nell’area metropolitana di Cleveland. Io sono nata e cresciuta a Palermo. Ci siamo conosciuti in Inghilterra, sposati in Italia e trasferiti in Ohio, vicino alla sua famiglia.

Di cosa ti occupi?

Dal 2010 sono traduttrice e interprete. Traduco (testi scritti) dall’inglese all’italiano, e interpreto (verbalmente) durante incontri pubblici e privati. Dal 2019 conduco il podcast Mamma Superhero e ho aperto un blog www.mammasuperhero.com, che trattano di un l’argomento che non ha molto a che fare con il mio lavoro di traduttrice. Da quando sono diventata madre, ho iniziato a studiare e applicare una filosofia educativa chiamata respectful parenting, basata sul lavoro dell’educatrice ungherese Magda Gerber. I testi e le risorse di questo approccio sono solo in inglese, per cui utilizzo le mie qualità di traduttrice e interprete per diffondere queste conoscenze in Italia.

Trasferirsi in America: intervista a Silvia, i pro e i contro di una scelta 1

Qual è l’aspetto che ti piace di più del vivere all’estero? E quello che ti piace di meno?

Ho lasciato l’Italia nel 2006. Ho vissuto prima in Grecia, poi in Inghilterra e Lussemburgo e infine negli USA. La cosa più bella di vivere all’estero è che la cultura, le tradizioni e le abitudini estere ti aprono la mente. Ciascuno di questi paesi mi ha arricchita a livello personale e professionale, dandomi prospettive e punti di vista che non avrei mai considerato altrimenti. Anche se non ti adatti pienamente al paese ospitante, ti ritrovi a mettere in dubbio alcune convinzioni che hai sempre avuto e avere una mentalità mista.

La cosa che mi piace di meno è essere fraintesa o etichettata in un certo modo solamente perché italiana. Specialmente qui negli USA, tutti si credono italiani o esperti della nostra cultura. Si tratta più che altro di pregiudizi radicati nei confronti degli italiani molto difficili da sradicare. Ad esempio, quando le persone apprendono che sono siciliana, fanno immediati riferimenti e battute sulla mafia, il che negli anni mi ha provocato non poche discussioni con amici che non capivano assolutamente gli effetti devastanti della mafia sul nostro paese.

trasferirsi in America_Cleveland skyline
Photo Credit: Silvia D’Amico

Cosa ti manca dell’Italia?

Dell’Italia mi mancano sicuramente le persone care: la mia famiglia e i miei amici che vedo se va bene una volta l’anno. E poi, il cibo. Sono una grande amante della buona cucina, non necessariamente quella italiana, ma in generale mi entusiasmo per il buon cibo. Ci sono degli ingredienti che qui proprio non si trovano: la ricotta, i salumi, il buon pane, il gelato. Per non parlare poi della pizza, della cassata, delle arancine. Insomma, avete capito, sono una buongustaia.

Hai incontrato delle difficoltà? Se sì, quali?

Difficoltà? Tante, tantissime. Come dicevo prima, pur conoscendo bene la lingua ed essendo interprete, venivo spessa fraintesa, non nelle parole ma nelle intenzioni. Le difficoltà culturali non solo con gli estranei, ma a volta anche con mio marito non sono state poche. E poi a livello relazionale. Sebbene gli americani siano molto simpatici e aperti, non è facile sviluppare relazioni profonde. I rapporti restano molto spesso superficiali. Quindi, specialmente all’inizio, la solitudine non è stata poca.

Trasferirsi in America con la famiglia: ora hai dei bambini, com’è crescere dei figli in America e nello specifico a Cleveland?

Crescere dei figli a Cleveland, o forse in America in generale, è piuttosto facile. Gli americani sono comodi, trovano sempre il modo di semplificare le cose. Ristoranti e locali sono molto kid-friendly, si trovano seggioloni e fasciatoi un po’ ovunque. Per non parlare dei drive-through, grazie ai quali posso andare in banca, farmacia, alcuni ristoranti, senza uscire dalla macchina. Posso ordinare la spesa e farmela consegnare a casa, oppure prenderla di passaggio davanti al supermercato.

Questi sono alcuni esempi di come la vita quotidiana di una mamma è molto agevolata nelle faccende quotidiane. Per il resto, in America o in Italia crescere i figli dipende un po’ dalla filosofia o dall’approccio che si adotta.

Vivere negli Stati Uniti con bambini
Photo Credit: Silvia D’Amico

Vivere negli USA: quali sono le difficoltà nel crescere dei figli a cavallo di due culture?

Crescere i figli con due culture ha sicuramente i suoi vantaggi. I bambini crescono più elastici, meno intimoriti dal diverso. Come dicevo prima, viaggiare e conoscere nuove culture apre la mente. Allo stesso tempo, però, si corre il rischio che una tradizione o abitudine che per la mia cultura è molto importante venga trascurata o rifiutata dai bambini, consapevolmente o inconsapevolmente. Ad esempio, i miei figli stanno crescendo negli USA, con una mamma italiana. Sicuramente sono esposti alle mie tradizioni, ma quelle predonimanti sono quelle americane e questo un po’ mi dispiace.

Ho preso la decisione di crescerli bilingui, perché tutta la mia famiglia e i miei amici sono in Italia. Però questa intenzione si sta rivelando più difficile di quanto credessi: se da una parte io posso essere determinata e parlare solo italiano, i miei figli sono circondati dall’inglese americano e hanno la libertà di scegliere come esprimersi.

Quali raccomandazioni daresti a chi volesse trasferirsi all’estero con la famiglia?

La mia prima raccomandazione per chi vuole trasferirsi all’estero con la famiglia è di valutare i pro e i contro e gestire bene le aspettative e le inevitabili delusioni. Una volta che l’entusiasmo iniziale del trasferimento svanisce, ci si potrebbe confrontare con dubbi e insofferenze dovuti alle differenze culturali che potrebbero essere insormontabili. La tentazione di scappare potrebbe essere forte, ma bisogna considerare sempre i motivi che ti hanno spinto a trasferirti e stabilire se quei motivi siano ancora validi e importanti.

Trasferirsi in America con la famiglia
Photo Credit: Silvia D’Amico

In breve, quali sono gli step da fare per trasferirsi negli USA?

Per trasferirsi legalmente negli USA è necessario un visto. Mio marito (in quanto cittadino americano) ha fatto richiesta per mio conto dopo che ci siamo sposati. Ci sono vari tipi di visti, rilasciati per periodi più o meno lunghi. Sinceramente, è una procedura lunga e complessa che potrebbe richiedere l’intervento di uno studio legale.

Se tornassi indietro, rifaresti la scelta di andare a vivere in America?

Rifarei questa scelta mille volte! Risiedo negli USA da 9 anni, e sebbene i primi 3-4 anni siano stati davvero difficili per via della lontananza e delle differenze culturali, come dicevo prima sono sempre tornata a riflettere sul perché del mio trasferimento. Adesso apprezzo le peculiarità degli americani e ho assimilato molti modi di fare e di pensare. Ad esempio, ho abbandonato la pasta, che cucino forse solo una volta a settimana. Non perché non mi piaccia, ma perché ho perso l’abitudine.

Ho adottato uno stile educativo alternativo e positivo, piuttosto che la dura disciplina tradizionale caratterizzata da punizioni e premi. Sono molto più cordiale con gli estranei: qui non è strano salutarsi, chiedersi come va e farsi un complimento anche se non ci si conosce. Insomma, mi trovo bene e non saprei immaginare la mia vita altrove.

Avete mai pensato di trasferirvi oltreoceano? Se sì, cosa vi ha spinto a farlo o a non farlo? Scrivetecelo nei commenti!

2 commenti su “Trasferirsi in America: intervista a Silvia, i pro e i contro di una scelta”

  1. Avendo sempre vissuto nella mia città natale, mi interessa sempre molto conoscere le esperienze di chi si è trasferito altrove e capire quali sono i pro e i contro di queste decisioni.

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