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Fin da piccola sognavo di poter percorrere le vie di Parigi. Diciamo che molti film, musical e libri hanno alimentato decisamente questa mia fantasia – per tutta l’infanzia i miei famigliari si sono sorbiti continue maratone di Lady Oscar! Nel Luglio del 2015, finalmente questo sogno si è avverato e per fortuna non ne sono rimasta delusa nemmeno un po’. Assieme alle mie compagne di viaggio, mia madre e mia sorella Giulia, ho assaporato l’atmosfera bohémien di Montmartre, mi sono persa tra le sale del Louvre cercando disperatamente la toilette, ho mangiato i macarons più costosi della storia e abbiamo pure faticato un bel po’ salendo la scalinata del Sacre Coeur. Eppure, ciò che più mi torna alla mente di quei giorni, non è lo sfavillio della capitale francese, ma quello di un’architettura situata ben 17 km più a nord: Versailles. Specchi, marmi preziosi e giochi illusori… questa reggia è un vero gioiello in grado di rapire i cuori e non solo!

Statue a Versailles
Photo Credit: Martina Ossato

Versailles: alla ricerca di un nuovo inizio

Le mura di Versailles non solo racchiudono dei veri capolavori, ma sono anche intrise di una storia pazzesca, cominciata – come spesso accade – con il sogno di un uomo, Luigi XIV. Il padrone di casa, nella seconda metà del Seicento si trova di fronte a una Parigi maleodorante, compromessa e piena di intrighi spesso orditi a suo danno. Stanco di tutto questo, il sovrano arriva ad una conclusione risolutiva, ovvero ricominciare tutto da capo, ma con una nuova filosofia di vita che si potrebbe sintetizzare con “Tieni i tuoi amici vicini… e i tuoi nemici ancora più vicino” (Il Padrino deve pur aver imparato da qualcuno!).

Versailles sembra essere la soluzione giusta al momento giusto! Qui la famiglia reale possiede da anni una sorta di “palazzo di caccia” al quale Luigi è legato anche a livello affettivo. Questo luogo rappresenta ai suoi occhi un’opportunità da cogliere al volo: qui può ristabilire l’ordine gerarchico, imporre il proprio potere sui nobili che credono di poter fare il bello e il cattivo tempo, e soprattutto può creare una reggia talmente maestosa da far invidia a tutta Europa.

I lavori cominciano nel 1682. Il Re Sole chiama a raccolta la corte più ristretta assieme ai migliori giardinieri e artisti di Francia. Con il tempo, il nucleo principale dell’edificio viene ampliato sempre più per poter accogliere non solo gli appartamenti reali, ma anche quelli degli aristocratici e la relativa servitù al seguito. Questo piccolo palazzo è destinato a diventare una città, il nuovo centro del potere monarchico.

Una prigione dorata” questa è la definizione che maggiormente mi è rimasta impressa delle lezioni di storia sull’argomento e … difatti lo è! Qui vengono organizzati svaghi, divertimenti di ogni sorte e spettacoli pirotecnici ogni sera. Chi potrebbe mai rinunciarci? Di certo non i graditi ospiti di alto rango, i quali col tempo iniziano a sviluppare una sorta di dipendenza; capiranno solo molto più tardi che una volta entrati in quelle stanze lussuose, la loro vita verrà messa sotto chiave e controllata 24h/24.

Versailles - cancelli dorati di una prigione dorata
Source: Pixabay

A tu per tu con la Sala degli Specchi

Certamente la stanza che più mi ha stregato è la Sala degli Specchi, passata alla storia perché proprio in questo luogo viene firmato il 28 Giugno 1919 il trattato che pone fine alla Prima Guerra Mondiale. E pensare che questa  zona originariamente era solo luogo di passaggio, di connessione tra la camera del Re e quella della Regina! Quando si varca la soglia non possiamo che rimanere a bocca aperta dinnanzi a un tale sfavillio; l’architetto, Hardouin Mansart, ha saputo creare un gioco di luminosità davvero straordinario, disponendo alla nostra destra 17 finestre che danno sui maestosi giardini, mentre a sinistra si alternano altrettante finte porte e specchi incorniciati d’ottone cesellato che riflettono la luce naturale.

Sala degli specchi
Photo Credit: Martina Ossato

Non meno scenografici sono gli squisiti pilastri in marmo rosso di Rance sormontati da capitelli in bronzo dorato che si intervallano a numerose nicchie al cui interno sono conservate statue e trofei. In entrambi i lati della stanza si susseguono delle statue lignee dorate rappresentanti delle donne leggiadre che sorreggono delle cornucopie (simbolo di prosperità) e candelabri di cristallo di rocca. Sopra le nostre teste, il pittore Charles Le Brun ha realizzato degli affreschi rivoluzionari per l’epoca, rinunciando alle tradizionali storie mitologiche, per favorire invece una vera e proprio ode al sovrano, il Re Sole. Seguendo i dettami dello stile Rococò, le scene sembrano quasi  squarciare il soffitto, dando maggior ariosità ai 12.30 metri d’altezza della sala. I colori usati sono particolarmente accesi e dopo l’ultimo restauro, il blu lapislazzuli è finalmente riapparso in tutto il suo splendore.

Dai documenti dell’epoca scopriamo che in questo “corridoio”, lungo 73 metri, venivano accese ogni sera 3000 candele per poter rischiarare ulteriormente lo sguardo dei cortigiani e dei sovrani. Inoltre, in un luogo così “poco appariscente”, non poteva mancare il mobilio… in argento massiccio!

Devo dire che ho fantasticato parecchio in quella stanza, e lì ho lasciato un pezzetto del mio cuore. Con grande nostalgia ripenso anche ai giardini di Versailles, dove si può assaporare tutta la maestosità di quel sogno iniziato tanto tempo fa. In questo spazio verde, André Le Nôtre concretizza la sua idea di “giardino alla francese”, ovvero uno luogo in cui ogni elemento è disposto simmetricamente, creando  dei giochi prospettici particolarmente scenografici. Che dire poi della “vasca d’acqua” lunga 1670 metri?!

Fontana_giardino di Versailles
Photo Credit: Martina Ossato

Buoni propositi al tempo del Coronavirus

Ripensare a questo viaggio oggi, che siamo tutti costretti a rimanere tra le mura domestiche, mi fa particolarmente riflettere. Quel giorno di luglio, dinnanzi ai cancelli di Versailles, ero letteralmente accerchiata da una moltitudine di turisti ammassati, desiderosi di fotografare tutto quello che si parava davanti i loro nasi, senza tuttavia soffermarsi a guardare davvero. Sembrava quasi una corsa più che un piacere!

Martina a Versailles
Photo Credit: Martina Ossato

Oggi, che ci viene imposto di fermarci e di mettere in stand by le nostre vite,  forse dovremmo  riconsiderare le nostre priorità dandoci anche dei nuovi propositi per questo post-virus.  In futuro lasciamoci rapire dalle bellezza che ci circonda, facciamoci cullare da quelle meraviglie che il passato ci ha lasciato e dimentichiamo a casa la frenesia del “posto”… ergo sum. Apriamo gli occhi e alziamo la testa dagli schermi luminosi. Carpe diem!

Martina

Articolo scritto da Martina Ossato, amante dell’arte in tutte le sue sfumature, diplomata in architettura e design, laureata in Beni Culturali e infine specializzata nel 2015 in Discipline Artistiche, con una tesi in economia e commercio dell’arte, presso l’Università di Verona.