In questi giorni sono state pubblicate diverse notizie sul post-Brexit. Quindi è normale che, chi sta pensando di andare a lavorare a Londra dopo la Brexit, si chieda se può ancora farlo o quali sono i criteri per farlo.

Lavorare in Inghilterra, e in particolare a Londra, è ancora possibile. Sono però stati messi dei ‘paletti’, se così vogliamo chiamarli, per limitare il flusso degli unskilled workers, ovvero di quei lavoratori senza particolari qualifiche, che si recano a Londra per imparare l’inglese e per fare un’esperienza lavorativa.

lavorare a Londra dopo la Brexit
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Lavorare a Londra dopo la Brexit: cosa cambia

Il 31 gennaio 2020, il Regno Unito ha lasciato ufficialmente l’Unione Europea con tutta una serie di conseguenze che vedono, e soprattutto, vedranno coinvolti anche tutti quelli che vorranno trasferirsi in Inghilterra per lavoro.

Il 19 febbraio il governo inglese ha rilasciato una dichiarazione in cui stabilisce come verrà modificato il processo di immigrazione a seguito della Brexit. Nella dichiarazione si legge che sarà introdotto ‘un sistema che […] privilegia le competenze che una persona ha da offrire, non la sua provenienza’.

Cosa cambia nella pratica: il sistema a punti che premia le competenze

Sempre nella dichiarazione si legge che dal 1 febbraio 2021, i cittadini dell’Unione Europea saranno trattati come quelli provenienti da fuori UE. Inoltre verrà data priorità a chi ha maggiori competenze e talenti: scienziati, ingegneri, accademici e altri lavoratori specializzati.

Sarà quindi introdotto un sistema a punti secondo il quale sarà necessario avere un minimo di 70 punti per poter fare domanda per lavorare nel Regno Unito. Ma vediamo nello specifico come sono ripartiti i punti.

Chi farà domanda per lavorare nel Regno Unito dovrà dimostrare:

  • di avere un’offerta di lavoro da un’azienda approvata dal governo (20 punti),
  • che l’offerta di lavoro preveda competenze specifiche possedute dal richiedente (20 punti),
  • di avere una conoscenza dell’inglese del livello richiesto per poter espletare la professione (10 punti).

A questi punti indispensabili, si aggiungono dei punti trattabili. Sono quelli relativi allo stipendio minimo, al possedimento di un dottorato di ricerca e al fatto che la professione sia una di quelle per cui mancano professionisti nel Paese.

Come funziona per gli unskilled workers, lavoratori senza competenze specifiche?

Chi ha delle competenze specifiche e titoli di studio non ha nulla da temere. Ma cosa succederà a tutti quei ragazzi e quelle ragazze che andavano a Londra per trovare un primo impiego ed imparare la lingua?

La dichiarazione stabilisce che “We will therefore end free movement and not implement a route for lower-skilled workers”. Non è quindi prevista un’opzione per quei lavoratori che non hanno il punteggio minimo di cui abbiamo parlato prima. Tuttavia, esiste un programma pilota per i lavoratori stagionali nel settore dell’agricoltura, il cui numero verrà aumentato a 10.000 posti. Inoltre vi sono degli accordi di mobilità con otto Paesi (non menzionati nella dichiarazione) che portano nel Regno Unito circa 20.000 giovani ogni anno. Entrambe queste soluzioni permetteranno ai datori di lavoro di assumere individui nei ruoli meno specializzati che quindi non richiedono competenze specifiche.

Sistema a punti anche per gli studenti

Anche per gli studenti verrà implementato il sistema a punti. Raggiungeranno il numero minimo di punti se dimostreranno di avere un’offerta da un’istituzione riconosciuta, di conoscere l’inglese e di avere i mezzi per il loro sostentamento durante la permanenza nel Regno Unito.

Lavorare a Londra dopo la Brexit: come funziona per chi lavora e risiede già nel Regno Unito

I cittadini UE che al 31 dicembre 2020 vivranno nel Regno Unito avranno tempo fino al 30 giugno 2021 per fare domanda per il Settlement Scheme. Gli unici a non dover fare la richiesta sono i possessori di permesso di ingresso a tempo indeterminato nel Regno Unito o di permesso di soggiorno a tempo indeterminato nel Regno Unito, i cittadini britannici e i lavoratori frontalieri. Tutti gli altri (cittadini UE, SEE e svizzeri) dovranno fare la richiesta presentando documento di identità e documenti comprovanti la residenza nel Regno Unito.

“Il richiedente dovrà aver vissuto nel Regno Unito, nelle Isole del Canale o nell’Isola di Man per almeno 6 mesi in ogni arco di 12 mesi per 5 anni consecutivi. Il richiedente dovrà fornirne le prove al momento della presentazione della domanda. Qualora il richiedente non abbia vissuto nel Regno Unito per 5 anni consecutivi, potrebbe avere diritto a richiedere lo status di residente provvisorio. Il richiedente potrà fornire il proprio numero di previdenza nazionale britannico (National Insurance Number) per consentire una verifica automatica del periodo di residenza in base ai dati registrati sui contributi e su alcuni sussidi. Se la verifica ha esito positivo, non sarà necessario fornire alcun documento comprovante la residenza. Occorrerà fornire altri documenti solo nel caso in cui i dati siano insufficienti per confermare un periodo di soggiorno ininterrotto di 5 anni.”

Qui tutti i dettagli su come presentare la domanda per il Settlement Scheme.

Indubbiamente questi cambiamenti avranno un impatto non soltanto sui lavoratori ma anche sui datori di lavoro e su alcuni settori nello specifico.

Voi cosa ne pensate di queste nuove misure?