Chiara ha 27 anni, ma quando ha deciso di partire e trascorrere quattro mesi dall’altra parte del mondo di anni ne aveva solo 21. La sua destinazione? La Cina, questo Paese lontanissimo per chilometri e cultura che però l’ha accolta e le ha fatto vivere un’esperienza formativa non da poco, sia per lo studio della lingua che per l’incontro/scontro con la cultura cinese. Chiara nonostante le difficoltà che inevitabilmente ha incontrato allontanandosi così tanto da casa e trascorrendo quattro mesi a Pechino, ha saputo trarre i lati positivi da tutte le esperienze vissute e non ha smesso di amare la cultura cinese. Ed è quello che dovremmo fare tutti, trovare i lati positivi anche nelle situazioni difficili, quelle situazioni che ci portano fuori dalla nostra comfort zone e che ci costringono a fare un passettino in più. Sono le stesse situazioni che ci aiutano a crescere come persone ma anche e soprattutto come cittadini del mondo.

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Cosa ti ha spinto a partecipare al programma di scambio in Cina?

Il corso di studi che frequentavo offriva agli studenti del terzo anno la possibilità di trascorrere un semestre in una delle università partner in Cina, a scelta tra Pechino e Shanghai… era un’opportunità troppo allettante per lasciarsela sfuggire! La voglia di provare a mettere in pratica la lingua studiata per i due anni precedenti era tanta, così come la curiosità di scoprire “dal vivo” il Paese del quale avevamo studiato storia, filosofia e cultura per ore e ore in classe durante le lezioni e poi sui libri per preparare gli esami. E poi c’era anche la voglia di partire per un viaggio dall’altra parte del mondo, perché chissà quando mi sarebbe ricapitato!

Chiara_tempio_Cina

Qual è stato l’aspetto che più ti è piaciuto di questa esperienza?

L’aspetto migliore credo sia stato scoprire la diversità della Cina e del suo Popolo rispetto a tutto quello a cui ero abituata in Italia. Fin dal momento in cui sono atterrata all’aeroporto di Pechino, mi sono resa conto che niente era come a casa mia. Nel bene e nel male sembrava di essere in un altro mondo e per me questo è un aspetto davvero affascinante. Ovunque andassi, ovunque girassi lo sguardo, c’era qualcosa di nuovo e curioso da scoprire, che fosse un tempio pieno di storia e mistero… oppure un vecchietto cinese in sella alla sua bicicletta arrugginita con rimorchio carico degli oggetti più assurdi impilati in un modo così pericolante che ti faceva chiedere quanto lontano potesse andare prima di iniziare a perdere qualche pezzo per strada.

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Che difficoltà hai incontrato?

Diciamo che il primo impatto è stato a dir poco traumatico! Sono arrivata a Pechino a mezzanotte dopo circa venti ore di viaggio, tra voli e scalo. Essendo così tardi non era possibile andare direttamente allo studentato dove avremmo vissuto per i successivi quattro mesi, perciò per la prima notte, insieme alle mie tre compagne di viaggio, avevamo prenotato una stanza in un hotel. Uscite dalla zona Arrivi dell’aeroporto, andiamo alla ricerca di un taxi e subito ci ritroviamo in mezzo ad almeno una decina di tassisti, alcuni “ufficiali” e altri non esattamente, ognuno determinato ad attirare la nostra attenzione per convincerci a scegliere il suo taxi. È stato in quel momento che ci siamo scontrate con la prima grande difficoltà: quella linguistica. I primi giorni sono stati davvero difficili, c’erano tante cose da sistemare, soprattutto burocratiche, e tutto doveva essere fatto in cinese: gli ostacoli sono stati davvero molti. Col senno di poi, però, mi rendo conto che questo è stato anche quello che mi ha permesso di imparare di più in assoluto.

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Quali competenze hai acquisito a livello personale e/o professionale?

Dal punto di vista linguistico sono molto migliorata, soprattutto nella fluidità e nell’elasticità dell’uso della lingua. Ho imparato a farmi capire anche quando non conoscevo le parole esatte per spiegarmi, senza avere troppa paura di sbagliare e adottando la filosofia de “l’importante è farsi capire”. Queste abilità possono essere acquisite solo quando si è completamente immersi nella lingua, non avrei mai potuto arrivare a quel punto rimanendo a Venezia e limitandomi a seguire le lezioni e a studiare su libri ed eserciziari.

Anche dal punto di vista personale questa esperienza mi è stata molto di aiuto. È vero quello che si dice, esperienze di questo tipo ti fanno crescere e maturare moltissimo anche in breve tempo e a distanza di 6 anni posso dire che quello che vivi e impari in questi contesti ti rimane per sempre dentro.

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Quali raccomandazioni daresti a un/a ragazzo/a che vorrebbe intraprendere questo percorso?

Direi di partire armati di coraggio, determinazione e, soprattutto, apertura mentale. Quando si viaggia all’estero, l’apertura mentale è fondamentale per poter prendere il massimo che il Paese che ci accoglie ha da offrire. Questo è ancora più vero quando il Paese che si sceglie come meta è così lontano, geograficamente, culturalmente e linguisticamente, come lo è la Cina.

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C’è qualcos’altro che vorresti raccontare di questa esperienza?

Se dovessi raccontare tutto ciò che di bello ho visto e vissuto nel corso di quei mesi, non mi basterebbe una settimana intera, ma due cose che non posso non menzionare sono le amicizie strette in quel periodo e le pietanze assaggiate in giro per i ristoranti e le strade di Pechino.

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In quei mesi ho avuto modo di conoscere persone di tante nazionalità diverse, soprattutto dell’estremo oriente, ma non solo. Le amicizie che sono nate sono state molte, alcune si sono esaurite in poco tempo una volta rientrati a casa, altre invece continuano tuttora, come quella con la ragazza coreana con la quale ho condiviso la stanza per tutto il mio periodo lì e che è stata per me un’amica preziosa.

E infine… il cibo! Se chiudo gli occhi, posso quasi sentire in bocca il sapore di tutte le meravigliose pietanze che ho avuto modo di assaggiare e che hanno davvero poco a che fare con quello che in Italia chiamiamo “cibo cinese”!

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