Antonio Rioba

Venezia è chiassosa, Venezia è invasa dai turisti. Chi non l’ha pensato o sentito dire almeno un centinaio di volte? Chi, andando nei posti ‘turistici’ non ha confermato fosse così? Beh… Venezia non è solo chiassosa e invasa dai turisti, Venezia è una città come tante altre, con quartieri turistici e quartieri sconosciuti ai più, con piazze super affollate e altre quasi deserte. La Venezia che non ti aspetti esiste davvero e sabato l’ho scoperta grazie a Taccuino Veneziano, un evento organizzato dalle blogger Martina Sgorlon e Agnese Sabatini in collaborazione con Artès.

Venezia

Grazie a loro e alla bravissima Silvia, abbiamo scoperto una Venezia diversa, una Venezia tranquilla, una Venezia silenziosa. La Venezia che non immaginavo esistesse, viste le immagini a cui siamo abituati. Una Venezia da immortalare con immagini e parole nel nostro Taccuino di Viaggio… Devo ammetterlo, non essendo brava a disegnare di solito, più che altro, prendo qualche appunto sulle cose che mi colpiscono, ma questa volta, incitata da Silvia e dagli altri partecipanti, ho provato a buttare giù qualche schizzo.

Taccuino Veneziano: Bacaro_dai_morosi

Scoprire la città guidati da una Veneziana ha i suoi vantaggi, più che le nozioni storico-artistiche che ci ha raccontato, mi sono rimasti impressi degli aneddoti che ci ha raccontato Silvia e che ora voglio condividere con voi.

Il sestiere Cannaregio

I nomi scritti sulle pareti – inseriti all’interno di riquadri bianchi – sono detti lenzuolini, nizioleti in dialetto. Questi indicano quartieri della città, ma anche vie, ponti e piazze.

Il nizioleto ‘Fondamenta e ponte de Canaregio o de le guglie’ sta infatti ad indicare il sestiere di Canaregio e il ponte delle guglie. ‘Campo de Ghetto Novo’ invece sta ad indicare una piazza, nella parte nuova del Ghetto, il quartiere ebraico di Venezia, diviso appunto in Ghetto Novo e Gheto Vecio (la grafia di ghetto cambia, gheto con una t è la versione più vecchia e più dialettale delle due).

Taccuino Veneziano: Campiello_de_le_Scuole Campiello de le Scuole

A Venezia, come in tante altre città del mondo, le varie comunità si sono divise in base al Paese d’origine. Il quartiere ebraico rappresenta quindi il luogo dove gli ebrei erano obbligati a risiedere durante il periodo della Repubblica Veneta ed è tutt’oggi il fulcro della comunità ebraica.

Campo de ghetto nuovo

Le case nel ghetto si sono sviluppate in altezza per mancanza di spazio e a differenza di tanti altri palazzi in città hanno un interpiano basso, proprio per farci stare cinque/sei piani. Far aggiustare una lavatrice rotta a Venezia è una vera e propria impresa, pensate che non ci sono ascensori e che l’accesso alle case avviene perlopiù dai canali. Ve lo immaginate? Era ed è tutt’ora impensabile servire la città da terra, proprio a causa di canali e ponti che rendono difficoltosi gli spostamenti, mentre in barca è tutto molto più fluido.

Taccuino Veneziano_Elisa

Nella zona ‘Fondamenta de la Sensa, Ponte de la Malvasia’ la prospettiva dei canali si allunga, infatti questo è un territorio dove in passato era stata fatta una bonifica. Qui si vede quindi una certa regolarità, non presente nell’urbanistica tipica di Venezia. Il ghetto quindi è una parte a sé stante, dove comunque le regole di urbanistica devono essere rispettate: gli infissi ad esempio devono essere verdi e in ciliegio. Non possono assolutamente essere di altri colori o materiali al giorno d’oggi, mentre negli anni Sessanta c’è stata un’edilizia un po’ più selvaggia.

Venezia_canale

Abbandonata la zona intorno a Ponte degli Ormesini ci siamo quindi diretti verso ‘Campo dei Mori’ dove ad aspettarci c’era la statua di Antonio Rioba, uno di tre fratelli diventati statue a causa di una truffa ai danni di una Signora Veneziana che aveva pregato Santa Maria Maddalena perché fossero puniti.

Statua_del_moro Taccuino_veneziano: il moro

Nell’Ottocento la statua di Rioba perse il naso che fu rifatto con un pezzo di ferro improvvisato. Da lì la leggenda secondo la quale toccando il naso alla statua di otterrebbe un po’ di fortuna. Usanza non proprio apprezzata dai Veneziani…

Antonio Rioba

La visita dello squero

A seguire, abbiamo visitato lo ‘squero da sotil’ curato dall’Associazione Arzanà. Lo squero era il luogo dove venivano costruite le barche, tra cui anche le gondole, e che oggi ospita oggetti e attrezzi provenienti dai diversi squeri della città, ormai quasi tutti chiusi. La parola squero deriva da squadro, squadrare poiché si squadravano le perpendicolari entro cui si costruivano le barche. Oggi sono rimasti solo quattro squeri da sotil dedicati alla costruzione di gondole a Venezia, ma in passato – fino all’Ottocento – ce n’erano centinaia.

Squero da sotil_oggetti

Abbiamo ammirato una gondola risalente al 1870, la più antica della città, conservatasi nella sua interezza, con Gianfranco Muserotto, il nostro esperto nonché autore di molti libri su Venezia e sulle gondole che ci ha spiegato non solo come si facevano le gondole un tempo ma anche curiosità sui tipi di legno utilizzati, ben otto per ogni gondola e sul perché le gondole sono tutte di colore nero. Tra i legni utilizzati per costruire le gondole vi sono l’abete, perché poco costoso e facilmente sostituibile, che quindi andava a costituire il fasciame esterno. Il rovere, costituiva invece la parte più strutturale, perché è un legno più resistente. Larice, ciliegio, olmo, ciascuno per una parte diversa della gondola, ciascuno utilizzato con una funzione o per una sua caratteristica particolare. Oggi queste tradizioni, queste conoscenze, si sono un po’ perse dato che si usa uno stesso materiale, il compensato marino, per tutta l’imbarcazione.

Il colore della gondola deriva invece dal fatto che le gondole, come le altre imbarcazioni, venivano ricoperte di pece per renderle impermeabili. Su questo materiale però era molto difficile dipingere in quanto non tiene la pittura. In seguito, il colore nero si è esteso per legge a tutte le gondole in quanto dovevano essere ‘schiette’ ovvero prive di ornamenti. Inoltre, fino al secolo scorso, l’unico materiale di costruzione era il legno che era considerato un materiale povero, a differenza di oggi che è molto pregiato, e quindi veniva dipinto di nero – anche negli interni per intenderci – perché il nero era il colore che più rappresentava l’eleganza. Dall’Ottocento si poté nuovamente ornare la gondola con intagli e particolari, ma il colore nero è stato mantenuto. Il senso di ricchezza veniva fatto trasparire dai dettagli in ottone lucidato disposti in vari punti dell’imbarcazione.

Gondola

Dopo aver scoperto così tante cose non potevamo non salire in gondola! Siamo quindi saliti sulle gondole traghetto che attraversano Canal Grande (che non sono quelle turistiche per cui dovete sborsare uno sproposito).

Gondole_Venezia

Da lì ci siamo poi dirette al bacaro, la tipica osteria di Venezia, dove abbiamo assaggiato i cicchetti al baccalà e bevuto un aperitivo in compagnia e dove dovete assolutamente andare per sentirvi davvero dei Veneziani d.o.c.!

Cicchetti_al_baccalà

14 commenti

  1. Bella la tua descrizione di una Venezia che non si conosce e molto belle anche le tue foto… Brava…

    1. Author

      Grazie! Sono contenta che ti piacciano 😘

  2. bellissimo post Eli, belle foto e schizzi! 🙂

    1. Author

      Grazie mille Denise, sono contenta che ti siano piaciuti!

  3. Bravissima Elisa, che bel racconto!! Anche se sono passati solo pochi giorni, mi ha fatto piacere ritornare con la memoria a quella stupenda giornata grazie alle tue parole. È stato bellissimo per noi scoprire una Venezia un po’ insolita, e siamo felicissime che vi sia piaciuta! Alla prossima 🙂

    1. Author

      Grazie a voi, Agnese! E’ stata proprio un bell’evento e spero che ne organizziate altri in futuro perché mi è piaciuto scoprire una Venezia diversa e meno affollata!

  4. Mi manca Venezia! Ho vissuto in questa meravigliosa città quattro anni e da studentessa universitaria, purtroppo, ho potuto vedere ben poco. Ricordo bene i sabato sera in campo Santa Margherita 🙂 Non avevo mai sentito parlare della Statua bianca di Antonio con il naso nero, interessante!!

    1. Author

      Quando si vive da qualche parte si tende sempre a dare per scontato di poter visitare monumenti piazze luoghi in qualsiasi momento, e poi va a finire che non si fa mai.. grazie per essere passata a leggermi!

  5. Adoro Venezia e le sue mille leggende. Mi piace visitarla d’inverno quano non c’è nessuno e partire alla scoperta dei segreti che nasconde di giorno.
    Post bellissimo, brava!

    1. Author

      Grazie Francesca! Quando vai a Venezia e non c’è nessuno mi chiami? Quando vado io c’è sempre un sacco di gente, ma è comprensibile, è stupenda!

  6. Ci dovevo venire pure io ma per problemi organizzativi di lavoro, non ho potuto. Davvero un gran peccato perché adoro Venezia e questo sarebbe stato un bel tour diverso dai soliti! E mi sarebbe piaciuto entrare e visitare uno squero …

    1. Author

      Ciao! Peccato che tu non sia venuta…. so che Martina e Agnese stanno già lavorando ad altri eventi, magari ci vediamo in uno dei prossimi 🙂 La visita allo squero è stata molto interessante, non sapevo nulla di come venisse costruita una gondola prima…

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